La Fiat senza Emma e senza Bersani
La disdetta dei contratti sindacali precedenti da parte della Fiat è la conseguenza della sua scelta di uscire da Confindustria, che a sua volta è stata provocata dall’incapacità dell’organizzazione imprenditoriale di promuovere un’articolazione del sistema che prevedesse uno specifico contratto per il settore automobilistico.
8 AGO 20

La disdetta dei contratti sindacali precedenti da parte della Fiat è la conseguenza della sua scelta di uscire da Confindustria, che a sua volta è stata provocata dall’incapacità dell’organizzazione imprenditoriale di promuovere un’articolazione del sistema che prevedesse uno specifico contratto per il settore automobilistico. Marchionne ha intenzione di aprire la contrattazione per il nuovo contratto dell’auto a partire dagli accordi già sottoscritti nelle principali aziende del gruppo e convalidati da referendum tra i lavoratori. La Fiom ha già indetto un primo sciopero “generale” nel settore e altri ne proclamerà. Cisl, Uil e Fismic contratteranno la loro estensione. Il governo lascerà la soluzione all’autonomia delle parti sociali.
Chi si troverà in mezzo al guado è il Pd, in cui esistono settori favorevoli all’articolazione contrattuale (vedi la lettera polemica di Pietro Ichino pubblicata ieri sull’Unità). Il partito aveva trovato una fittizia unità nella contestazione della riforma introdotta da Maurizio Sacconi, ma ora che non può più usare il consueto collante antigovernativo, dovrà assumere una posizione di merito. I nodi della politica del lavoro saranno una delle verifiche più difficili e più importanti cui il Pd dovrà sottoporsi in tempi assai ristretti.